La leggenda del Dory

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Per un attimo, quasi per gioco, molto per divertimento torna a Genova la ‘leggenda del Dory’ e della pesca al merluzzo grazie alla realizzazione di un piccolo modello di legno nell’ambito del Corso di Avviamento al Modellismo che si è tenuto a Nervi a cura di Storie di Barche nell’ambito del Progetto dell’Atelier delle Arti dei Musei dei Parchi di Nervi qualche sabato fa.

Il Dory è una barca da lavoro di piccole dimensioni fuori dalla tradizione dei nostri mari; per la nostra cultura e per i nostri costumi presenta l’imperdonabile caratteristica della chiglia piatta che la pone ben lontana dai sinuosi profili arrotondati e filanti che presentano i nostri latini.

Eppure il Dory è una barca che appartiene a tutti noi per via di tre caratteristiche che l’hanno resa, praticamente eterna: il merluzzo, lo schooner, l’autocostruzione.

Molti non lo sanno, ma per moltissimi anni, il merluzzo conservato sotto sale (baccalà) o essiccato (stoccafisso) ha rappresentato una vera e propria materia prima; una riserva energetica e proteica che ha consentito e sostenuto il processo di crescita demografica di moltissimi paesi. Intorno a questa formidabile risorsa naturale, l’uomo ha concentrato intelligenza, fatica, investimenti, tecnologia, speculazioni, che nel tempo sono diventati mito e leggenda. Fra questi il Dory e lo Schooner che erano le due barche attraverso i quali la pesca del merluzzo, il trasporto e la lavorazione sui banche di Terranova venivano realizzate. Lo Schooner era la nave ‘madre’ che conduceva flottiglie di piccoli dory sino sui banchi, che venivano calati in mare giornalmente per la pesca con palamiti e bolentini. Il pescato veniva stoccato a bordo ed una volta raggiunta la quantità, lo Schooner doveva correre alla massima velocità verso i porti di sbarco nel New England. Di queste corse, di queste sfide, di queste paure è rimasto a noi moltissimo: l’ultimo Schooner è l’America. La barca che ha dato il via alla Coppa America e dove i più veloci pescatori del mondo sono diventati i più grandi marinai del mondo. Il Dory è rimasto, nonostante lo snobismo di Liguria, la barca più autocostruita al mondo per le sue caratteristiche di semplicità realizzativa, di basso costo, e di buona compromissione nella resa sotto remo e vela. Per chi in mare non va, restano poi le ricette del baccalà e dello stoccafisso; pietre miliari di questa leggenda sono ovviamente ‘Capitani Coraggiosi’, ‘Le Grand Metier’ di Jean Recher e, aggiungiamo per simpatia, anche ‘Una stagione di Pesca al Merluzzo’ di Storie di Barche.

Carlo Forcheri