Gozzi di Liguria

A cura di

G. Panella

Perché parlare di una barca comune come il gozzo?
La sua presenza sulle nostre spiagge e nei nostri porti è sempre passata sotto silenzio, tanto che finora nessuno gli ha dedicato molta attenzione. In Liguria, i gozzi fanno parte del paesaggio: ce ne sono sempre stati in ogni angolo di costa, per tutti gli usi, tutti i giorni dell’anno. Per questo era difficile che lo sguardo si soffermasse su di loro.
L’idea di scrivere qualcosa sui gozzi è nata nel 1998 quando, con gli amici dell’associazione “Storie di Barche”, abbiamo allestito una mostra nella quale illustravamo i legni, le tecniche costruttive e gli usi delle barche della Liguria. In quei giorni mi è spesso capitato di fare da guida ai visitatori, illustrando gli oggetti in esposizione, tra cui c’erano un gozzo da competizione e uno da pesca. Come sempre succede, tra il pubblico c’era di tutto: semplici curiosi, famiglie con bambini, ma anche pescatori in pensione ed ex naviganti, che sulle barche ne sapevano più di me. Si capiva subito quali erano i visitatori che avevano vissuto a lungo sul mare: se ne stavano fermi accanto a un gozzo e ne accarezzavano con lo sguardo i fianchi, con un mezzo sorriso sulle labbra.
Passavano i polpastrelli sui bordi di legno e sul loro volto si leggeva quella gioia segreta che si riserva alle cose buone della vita… Veniva in mente la frase, sentita tante volte: “quando vado in pensione metto a posto un gozzetto e vado a pescare”.

Quello che non mi aspettavo e che mi ha fatto riflettere, sono state le reazioni di alcune donne: madri di ragazzi dagli otto ai dodici anni. Con la serietà che si riserva alle cose importanti, insistevano perché i figli comprendessero le spiegazioni sulla costruzione e sugli usi delle barche tradizionali. In queste donne ho avvertito la consapevolezza che quel mondo ormai finito, quello delle vecchie barche, rappresenta ancor oggi qualcosa che vale la pena di ricordare, da tramandare alle generazioni future.

Ed. 2003, pp 138, colore