Leudi di Liguria

A cura di,

G. Pannella,

La Liguria ha la fortuna, rara nel nostro paese, di aver conservato alcuni velieri, i leudi, che per secoli hanno fatto la storia delle comunità marinare, grandi e piccole, del Mediterraneo. I leudi sopravvissuti fino ad oggi, ultimi eredi delle imbarcazioni a vela latina, corrono il rischio di essere dimenticati e distrutti: più per disattenzione, per una forma di ‘sciatteria culturale’, che per una precisa volontà. La flotta dei leudi liguri conta sei unità, ma solo due di queste sono, per il momento, al sicuro. Le altre debbono esser sottoposte ad urgenti lavori di riparazione, di restauro o di totale ricostruzione. L’esperienza insegna che il nemico principale delle vecchie barche, quello che porta a morire, non è tanto l’incuria, quanto il silenzio. E’ la sorte che ha incontrato l’Ada, un ledo che dopo un incidente è stato abbandonato presso un cantiere di La Maddalena. Due anni fa il suo scafo è stato bruciato. Che fare perché episodi di questo tipo non si ripetano? Non c’è che un modo, parlarne. Se è vero che la diffusione della conoscenza è alla base d’ogni politica di tutela, il primo passo che è necessario compiere per salvare il nostro patrimonio marinaro è proprio quello di farlo conoscere. E’ con quest’obiettivo che nasce Leudi di Liguria, un testo che presenta questi velieri al di fuori della ristretta cerchia degli specialisti. I leudi erano detti anche rivani, perché erano particolarmente diffusi tra Riva Trigoso e Sestri Levante. Non erano però, un tipo di imbarcazione locale ma l’ultimo nucleo di una flotta numerosa che, tra Settecento e Ottocento, era presente su tutte le spiagge della nostra regione. All’autore è sembrato, quindi, opportuno parlare di ‘leudi di Liguria’: barche da lavoro modeste e sconosciute, con le quali le genti liguri, nei secoli, hanno costruito le loro fortune.

Ed. 2002, pp 112, colore